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In Corso Vittorio Emanuele, una delle principali strade del centro storico di Trapani, ad angolo con la via Roma, si trova la Chiesa del Collegio dei Gesuiti. Risalente al XVII secolo, è uno dei pochi esempi di arte barocca in città. I Gesuiti, giunti a Trapani nel 1581, ottennero il permesso di edificare la chiesa, grazie anche al contributo di alcune donazioni, prendendo poi il nome dal loro ordine monastico. Fu progettata dall’architetto Natale Masuccio, ma il prospetto fu realizzato invece dal gesuita Francesco Bonamici e solo nel 1705 la chiesa fu consacrata.

Al suo interno è sfarzosamente decorata con marmi e stucchi di Bartolomeo Sanseverino, che fu allievo del Serpotta, e presenta tre navate con colonne ed archi. Di notevole pregio è la cappella di Sant’Ignazio, posta a sinistra dell’abside, realizzata nel 1714 da Giovanni Biagio Amico, lo stesso architetto a cui si deve la realizzazione delle facciate della Chiesa del Purgatorio e della Cattedrale di San Lorenzo. Da ammirare sono anche l’icona marmorea dell’Immacolata di Ignazio Marabitti, un Crocifisso in legno di Giuseppe Milanti e tre dipinti del pittore fiammingo G. Gerardi.

Nella sacrestia è conservato invece un armadio ligneo, restaurato nel 2002.

La chiesa fu chiusa al culto nel 1961 per restauri, i quali per via di mancanza di fondi sono stati attuati in maniera discontinua, rendendo il santuario non fruibile ai cittadini trapanesi per molti anni, fino alla sua riapertura solo nel 2003.

Accanto si estende il grande complesso che comprende il vecchio convento e l’ex collegio in cui i gesuiti svolsero l’attività pedagogica ignaziana. Fu utilizzato fino al 1767, quando avvenne lo scioglimento dell’ordine. In seguito all’Unità d’Italia e alla legge Casati, l’edificio divenne “Regio Ginnasio” e “Regio Liceo”, prendendo il nome dello scienziato trapanese Leonardo Ximenes, che lì aveva trascorso i suoi studi.