Skip to main content

Valle del Belice

Cosa vedere nella Valle del Belice?

La Valle del Belice è un’area ricca di storia e bellezze naturali. Popolata sin dalla preistoria, la valle vanta numerosi siti archeologici che testimoniano la presenza di antiche civiltà come Sicani, Elimi, Fenici e Greci.

Tuttavia, la storia della valle è segnata dal terremoto del 1968, che ha devastato molti comuni, tra cui Gibellina, che è stata completamente rasa al suolo. Nonostante le tragedie del passato, la Valle del Belice ha dimostrato una straordinaria resilienza, ricostruendo e rinascendo con una nuova vitalità.

Il consiglio tattico:

Indispensabili per andare nella Valle del Belice:

  • Macchina fotografica
  • Scarpe comode per lunghe passeggiate

CASTELVETRANO

Info

Castelvetrano, principale centro della Valle del Belice, ha una storia che cattura l’immaginazione. Fondato durante l’epoca normanna, questo vivace centro deve il suo sviluppo alla tenacia dei contadini che hanno trasformato un piccolo borgo in una fiorente città.

Nel Rinascimento, Castelvetrano si trasformò in un centro artistico di rilievo, ottenendo persino il titolo di contea e poi di principato sotto il regno di Filippo II. Ma non tutto fu luccicante: il Seicento portò con sé sfide e avversità, con carestie ed epidemie che ne segnarono il percorso.

E che dire del suo ruolo durante il Risorgimento? Castelvetrano si ribellò coraggiosamente due volte, e nel 1860 molti dei suoi cittadini si unirono all’epica impresa dei Mille di Garibaldi, trasmettendo così un messaggio di determinazione e speranza per l’Italia unita.

Come arrivare?

Per raggiungere Castelvetrano da Trapani in auto basta percorrere la A29 direzione Palermo, svoltare al bivio per Palermo Mazara del Vallo e uscire allo svincolo per Castelvetrano. Distanza 84 km.

Se preferite i mezzi di trasporto potete raggiungere Castelvetrano in bus affidandovi alla compagnia dei trasporti AST o in treno affidandovi alla compagnia dei trasporti Trenitalia.

PARTANNA

Info

Partanna, pittoresco comune agricolo e commerciale situato nel libero consorzio comunale di Trapani, è rinomato per la sua produzione di formaggi di alta qualità e per l’olio d’oliva extravergine pregiato. Situato a 58 km a sud-est di Trapani, offre non solo delizie enogastronomiche, ma anche un patrimonio storico di rilievo. Il castello medievale dei Grifeo, eretto nel 1076, si erge come uno dei meglio conservati in tutta la Sicilia occidentale, offrendo ai visitatori uno sguardo suggestivo nel passato.

Come arrivare?

Per raggiungere Partanna da Trapani in auto basta percorrere l’autostrada A29 direzione Palermo, svoltare al bivio per Mazara Del Vallo e uscire allo svincolo per Partanna. Distanza 77 km.

Se preferite i mezzi di trasporto potete raggiungere Partanna in bus affidandovi alla compagnia dei trasporti AST.

GIBELLINA

Info

Gibellina, conosciuta come “Gibellina Nuova”, sorse dopo il terremoto del Belice del 1968, che distrusse completamente il centro abitato originario, noto oggi come “Gibellina Vecchia”, a circa 11 km di distanza. Il nome, di probabile origine araba, potrebbe significare “piccola montagna”.

L’ex sindaco Corrao, per la ricostruzione, coinvolse artisti di fama mondiale, tra cui Alberto Burri, Pietro Consagra, Mario Schifano, Arnaldo Pomodoro e altri che hanno contribuito a trasformare Gibellina in un vero e proprio museo di architettura a cielo aperto.

Come arrivare?

Per raggiungere Gibellina da Trapani in auto basta percorrere l’autostrada A29 direzione Palermo, svoltare al bivio per Mazara del Vallo e uscire allo svincolo “stazione di Galitello” seguendo le indicazioni per Gibellina. Distanza stimata 67 km.

Se preferite i mezzi di trasporto potete raggiungere Gibellina in bus affidandovi alla compagnia dei trasporti AST.

SALEMI

Info

Salemi, antica città dalle radici arabo-medievali, sorge nel cuore della Valle del Belice. Il suo centro si sviluppò attorno al maestoso castello normanno, da cui, salendo sulla torre, si può ammirare uno spettacolare panorama che si estende fino al mare. Storicamente, fu teatro delle battaglie tra Selinunte e Segesta, schierandosi sempre a favore di quest’ultima. Durante il periodo arabo conobbe un’epoca di prosperità e di nuove coltivazioni, tra cui arance, limoni, pesche, albicocche e spezie come cannella, zafferano e garofano, che hanno contribuito alla sua attuale denominazione “Salemi”.

Nel corso dei secoli, la città vide il susseguirsi di dominazioni normanne, sveve, aragonesi e borboniche, seguendo il destino comune di gran parte della Sicilia. Tuttavia, il momento più significativo della sua storia risale al 1860, quando Garibaldi sbarcò sulle sue coste con una banda di seguaci, dichiarandosi dittatore del Regno delle due Sicilie. Proprio in quel frangente, Salemi divenne la capitale d’Italia per un giorno!

Il centro storico, sebbene ridotto a seguito del terremoto del 1968, conserva ancora l’antico layout urbano di impronta araba, con i suoi caratteristici vicoli stretti e tortuosi.

Come arrivare?

Per raggiungere Salemi da Trapani in auto basta imboccare l’autostrada A29, uscire a Fulgatore e proseguire sulla SS113 fino al bivio per la SS188a che percorrerete fino a superare il paesino di Vita e raggiungere Salemi.

Se preferite i mezzi di trasporto potete raggiungere Salemi in bus affidandovi alla compagnia dei trasporti AST.

POGGIOREALE

Info

Fondata nel 1642, conserva i suoi antichi ruderi come testimoni del passato, accanto a una comunità moderna e vitale che si è rigenerata dopo il terremoto del 1968. Esplorate i suoi siti storici, ammirate i paesaggi collinari e immergetevi nella cultura locale. Con monumenti storici, una vibrante scena cinematografica e un’economia fiorente, Poggioreale vi offre un’esperienza autentica, lontano dalle solite mete turistiche.

Come arrivare?

Per raggiungere Poggioreale da Trapani in auto basta immettersi sull’ autostrada A29 direzione Palermo, svoltare all’uscita per Mazara Del Vallo e svoltare allo svincolo per la Stazione di Galitello fino a giungere a Poggioreale. Distanza 75 km.

Se preferite i mezzi di trasporto potete raggiungere Poggioreale in bus affidandovi alla compagnia dei trasporti AST.

SALAPARUTA

Info

Le origini di Salaparuta risalgono al 1400, quando il barone Paruta ne fece il suo feudo. Il castello, noto come “castello di Sala dei Paruta“, diede il nome alla città. Il primo nucleo urbano si sviluppò ai piedi del castello, ma dopo il sisma che colpì la Valle del Belice, rimangono solo ruderi di quella antica città. Il nuovo centro abitato sorge su una piccola collina, e all’ingresso della città è stata eretta un’opera scultorea che commemora i nomi di tutti i morti e sfollati a causa del terremoto. Ogni anno, a Salaparuta si tiene una manifestazione in onore del tipico dolce locale “Lu Cannatuni“.

Come arrivare?

Per raggiungere Salaparuta da Trapani in auto basta immettersi sull’autostrada A29 direzione Palermo, svoltare sulla Palermo- Mazara del Vallo e uscire allo svincolo per la Stazione di Galitello. Da lì percorrere la Galitello/Palermo/Sciacca fino a Salaparuta. Distanza 78 km.

Se preferite i mezzi di trasporto potete raggiungere Salaparuta in bus affidandovi alla compagnia dei trasporti AST.

CAMPOBELLO DI MAZARA

Info

Il nome “Campobello” trae origine da “campus belli”, testimoniando la bellezza del territorio su cui sorge. Fondata nel XVII secolo da Giuseppe di Napoli, la città ha vissuto secoli di storia segnati da tensioni durante la crisi agraria. A pochi chilometri dal centro urbano si trovano le “Cave di Cusa”, da cui i Greci estraevano la pietra per le colonne dei templi di Selinunte.

Come arrivare?

Per raggiungere Campobello da Trapani in auto basta immettersi sull’autostrada A29 direzione Palermo, svoltare sulla Palermo – Mazara del Vallo e percorrerla tutta fino all’uscita per Campobello di Mazara. Distanza 90 km.

Se preferite i mezzi di trasporto potete raggiungere Campobello in bus affidandovi alla compagnia dei trasporti AST.

SANTA MARGHERITA DI BELICE

Info

Fondata nel 1572 durante il periodo spagnolo, Santa Margherita di Belìce vanta una ricca storia che abbraccia influenze sicane, greche e romane. Tuttavia, la sua tranquilla bellezza fu interrotta dal terremoto del 1968, che distrusse molti dei suoi palazzi storici, tra cui il celebre “Palazzo Gattopardo“, del quale rimase solo la facciata, poi parzialmente ricostruito.

Come arrivare?

Per raggiungere Santa Margherita di Belìce in auto da Trapani, segui la SS115 in direzione est verso Castelvetrano. Prosegui lungo questa strada principale, che attraversa diversi paesi lungo il tragitto, tra cui Fulgatore e Campobello di Mazara. Dopo circa 60 chilometri, svoltando a destra sulla SP57, potrai raggiungere Santa Margherita di Belìce. Distanza 60 km.

Se preferite i mezzi di trasporto potete raggiungere Santa Margherita di Belice in bus affidandovi alla compagnia dei trasporti AST.

cosa vedere-Riserve Naturali-grotta di Santa Ninfa

SANTA NINFA

Info

Santa Ninfa è una cittadina fondata nel 1606, dedicata alla martire omonima. Nel corso dei secoli ha visto la costruzione di importanti edifici religiosi e civili. Colpita dal terremoto del 1968, ha istituito un percorso della memoria per ricordare la tragedia. A “Finestrelle” si trova un sepolcreto sicano, testimonianza di antiche presenze nel territorio.

Come arrivare?

Per raggiungere Santa Ninfa da Trapani in auto basta immettersi sull’autostrada A29 direzione Palermo e svoltare all’uscita per Mazara del Vallo. Proseguire fino all’uscita per Salemi e da lì imboccare la SS188 direzione Acquanova a Santa Ninfa. Distanza 70 km circa.

Se preferite i mezzi di trasporto potete raggiungere Santa Ninfa in bus affidandovi alla compagnia dei trasporti AST.

cosa vedere-Riserve Naturali-grotta di Santa Ninfa

Le attrazioni di Castelvetrano

Museo Civico

Il Museo Civico di Castelvetrano vanta una vasta esposizione di reperti provenienti da Selinunte, dalle ceramiche ai bronzi. Tra questi, spicca l’imponente Efebo di Selinunte, simbolo della bellezza maschile greca, ritrovato nella necropoli di contrada Galera nel 1882. La statuetta bronzea, alta 85 cm e di autore ignoto, rappresenta il giovane atleta greco, educato fisicamente, culturalmente e militarmente. Altro pezzo notevole è la Lamina plumbea iscritta, risalente al V secolo a.C., che contiene norme rituali e istruzioni per i riti di purificazione. La collezione di ceramica attica, con esemplari a figure nere e rosse, è altrettanto straordinaria, con vasi finemente decorati che testimoniano l’abilità degli antichi artigiani.

Fontana della ninfa

Situata nella suggestiva piazza Umberto I, la Fontana della Ninfa rappresenta uno dei simboli storici di Castelvetrano. Costruita nel lontano 1615 per celebrare il completamento dell’acquedotto che portava l’acqua dalle sorgenti di Bigini alla città, questa maestosa fontana presenta quattro ordini di vasche, con un’altezza di circa 10 metri. Originariamente coronata da una trabeazione classica e un piccolo attico su colonne, fu in seguito sostituita da uno stemma cittadino e un’iscrizione commemorativa. Al centro della fontana, in una graziosa nicchia, si erge la statua di una ninfa in marmo, che regge un’anfora dalla quale sgorga l’acqua. Una lapide marmorea, posta tra la prima e la seconda vasca, elenca i nomi del re di Spagna Filippo III, del principe reggente di Castelvetrano Giovanni d’Aragona, dei Giurati dell’Università e del progettista, insieme alla data di realizzazione.

Chiesa della Santissima Trinità di Delia

È un’icona dell’architettura normanno-bizantina, eretta nella campagna di Castelvetrano nel XII secolo. Le sue tre absidi e le porte d’ingresso riflettono il rispetto del rito greco, con le donne adoperate alla porta centrale e gli uomini alle laterali. All’interno, una cupola slanciata e una struttura a croce greca conferiscono un’impressione di grandiosità e spiritualità. Restaurata nel 1880, la chiesa è ancora di proprietà della famiglia Caime Saporito e ospita le sepolture di membri illustri della casata castelvetranese.

Chiesa Madre Di Maria Ss. Assunta

La chiesa, iniziata nel 1520 per volere del primo conte di Castelvetrano, si distingue per il suo impianto basilicale a tre navate e un portale decorato con arabeschi dal gusto medievale. Le capriate lignee della copertura presentano una trave centrale finemente decorata con stemmi, strumenti musicali ed armi. All’interno, la volta a crociera è delimitata da due archi trionfali risalenti al XVII e XVIII secolo, mentre la pala dell’Assunta di Orazio Ferraro (1619) domina lo sfondo. Nel corso dei secoli successivi, l’edificio si è arricchito di opere d’arte e di figure in stucco, ma i restauri del 1849 hanno eliminato gran parte delle decorazioni barocche, conferendo all’edificio l’aspetto attuale.

Chiesa del Purgatorio

La Chiesa del Purgatorio, eretta tra il 1642 e il 1664 su una preesistente struttura, presenta un suggestivo prospetto settecentesco con elementi tardo-manieristici e barocchi. All’interno, diviso in tre navate da colonne, si trovano stucchi e affreschi, tra cui l’abside decorata nel 1746 dai castelvetranesi Nicola e Gaspare Curti. Un imponente dipinto di Olivio Sozzi, raffigurante la Trinità, la Vergine e le Anime Sante del Purgatorio, originariamente destinato all’altare maggiore, è ora ospitato nella Chiesa Madre. Durante il periodo natalizio, all’interno della chiesa, si può ammirare un magnifico presepe meccanico, realizzato con materiali naturali come sughero, pietre e piante, che riproduce l’evento della nascita di Gesù Cristo attraverso congegni meccanici.

Chiesa S. Giovanni Battista

La chiesa di San Giovanni Battista, situata nella Piazza Regina Margherita di Savoia a Castelvetrano, è un luogo di culto di grande importanza storica e artistica. Costruita tra il 1589 e i primi decenni del Seicento con il patrocinio della famiglia Majo, ospita la statua di San Giovanni Battista di Antonello Gagini, trasferita dalla chiesa precedente nel 1660. Nel corso dei secoli, la chiesa ha subito diversi interventi di restauro e rinnovamento, soprattutto durante l’epoca borbonica e contemporanea, a seguito di incendi e terremoti. Esternamente presenta un campanile e una cupola caratteristici, mentre internamente è suddivisa in tre navate, riccamente adornate di stucchi, affreschi e opere d’arte. La struttura custodisce numerose cappelle dedicate a vari santi e un magnifico altare maggiore, ornato con la statua di San Giovanni Battista di Antonello Gagini.

Chiesa S. Domenico

La chiesa di San Domenico e il convento dei predicatori a Castelvetrano, Sicilia, costituiscono un monumentale complesso religioso edificato nel 1470 dalla famiglia Aragona-Tagliavia. La chiesa, di stile tardo-gotico, è nota per il suo presbiterio con un arco gotico e la Cappella del Coro decorata con affreschi di Antonino Ferraro da Giuliana. Il complesso ha subito danni nel terremoto del Belice del 1968 ma è stato restaurato a partire dal 2009 dalla Soprintendenza dei Beni Culturali. Oltre alle opere d’arte, il complesso ospita anche cripte sepolcrali e un convento che oggi funge da sede del liceo classico Giovanni Pantaleo, mostrando la ricchezza storica e artistica della regione.

Le Attrazioni di Castelvetrano

Museo Civico

Il Museo Civico di Castelvetrano vanta una vasta esposizione di reperti provenienti da Selinunte, dalle ceramiche ai bronzi. Tra questi, spicca l’imponente Efebo di Selinunte, simbolo della bellezza maschile greca, ritrovato nella necropoli di contrada Galera nel 1882. La statuetta bronzea, alta 85 cm e di autore ignoto, rappresenta il giovane atleta greco, educato fisicamente, culturalmente e militarmente. Altro pezzo notevole è la Lamina plumbea iscritta, risalente al V secolo a.C., che contiene norme rituali e istruzioni per i riti di purificazione. La collezione di ceramica attica, con esemplari a figure nere e rosse, è altrettanto straordinaria, con vasi finemente decorati che testimoniano l’abilità degli antichi artigiani.

Fontana della ninfa

Situata nella suggestiva piazza Umberto I, la Fontana della Ninfa rappresenta uno dei simboli storici di Castelvetrano. Costruita nel lontano 1615 per celebrare il completamento dell’acquedotto che portava l’acqua dalle sorgenti di Bigini alla città, questa maestosa fontana presenta quattro ordini di vasche, con un’altezza di circa 10 metri. Originariamente coronata da una trabeazione classica e un piccolo attico su colonne, fu in seguito sostituita da uno stemma cittadino e un’iscrizione commemorativa. Al centro della fontana, in una graziosa nicchia, si erge la statua di una ninfa in marmo, che regge un’anfora dalla quale sgorga l’acqua. Una lapide marmorea, posta tra la prima e la seconda vasca, elenca i nomi del re di Spagna Filippo III, del principe reggente di Castelvetrano Giovanni d’Aragona, dei Giurati dell’Università e del progettista, insieme alla data di realizzazione.

Chiesa della Santissima Trinità di Delia

È un’icona dell’architettura normanno-bizantina, eretta nella campagna di Castelvetrano nel XII secolo. Le sue tre absidi e le porte d’ingresso riflettono il rispetto del rito greco, con le donne adoperate alla porta centrale e gli uomini alle laterali. All’interno, una cupola slanciata e una struttura a croce greca conferiscono un’impressione di grandiosità e spiritualità. Restaurata nel 1880, la chiesa è ancora di proprietà della famiglia Caime Saporito e ospita le sepolture di membri illustri della casata castelvetranese.

Chiesa Madre Di Maria Ss. Assunta

La chiesa, iniziata nel 1520 per volere del primo conte di Castelvetrano, si distingue per il suo impianto basilicale a tre navate e un portale decorato con arabeschi dal gusto medievale. Le capriate lignee della copertura presentano una trave centrale finemente decorata con stemmi, strumenti musicali ed armi. All’interno, la volta a crociera è delimitata da due archi trionfali risalenti al XVII e XVIII secolo, mentre la pala dell’Assunta di Orazio Ferraro (1619) domina lo sfondo. Nel corso dei secoli successivi, l’edificio si è arricchito di opere d’arte e di figure in stucco, ma i restauri del 1849 hanno eliminato gran parte delle decorazioni barocche, conferendo all’edificio l’aspetto attuale.

Chiesa del Purgatorio

La Chiesa del Purgatorio, eretta tra il 1642 e il 1664 su una preesistente struttura, presenta un suggestivo prospetto settecentesco con elementi tardo-manieristici e barocchi. All’interno, diviso in tre navate da colonne, si trovano stucchi e affreschi, tra cui l’abside decorata nel 1746 dai castelvetranesi Nicola e Gaspare Curti. Un imponente dipinto di Olivio Sozzi, raffigurante la Trinità, la Vergine e le Anime Sante del Purgatorio, originariamente destinato all’altare maggiore, è ora ospitato nella Chiesa Madre. Durante il periodo natalizio, all’interno della chiesa, si può ammirare un magnifico presepe meccanico, realizzato con materiali naturali come sughero, pietre e piante, che riproduce l’evento della nascita di Gesù Cristo attraverso congegni meccanici.

Chiesa S. Giovanni Battista

La chiesa di San Giovanni Battista, situata nella Piazza Regina Margherita di Savoia a Castelvetrano, è un luogo di culto di grande importanza storica e artistica. Costruita tra il 1589 e i primi decenni del Seicento con il patrocinio della famiglia Majo, ospita la statua di San Giovanni Battista di Antonello Gagini, trasferita dalla chiesa precedente nel 1660. Nel corso dei secoli, la chiesa ha subito diversi interventi di restauro e rinnovamento, soprattutto durante l’epoca borbonica e contemporanea, a seguito di incendi e terremoti. Esternamente presenta un campanile e una cupola caratteristici, mentre internamente è suddivisa in tre navate, riccamente adornate di stucchi, affreschi e opere d’arte. La struttura custodisce numerose cappelle dedicate a vari santi e un magnifico altare maggiore, ornato con la statua di San Giovanni Battista di Antonello Gagini.

Chiesa S. Domenico

La chiesa di San Domenico e il convento dei predicatori a Castelvetrano, Sicilia, costituiscono un monumentale complesso religioso edificato nel 1470 dalla famiglia Aragona-Tagliavia. La chiesa, di stile tardo-gotico, è nota per il suo presbiterio con un arco gotico e la Cappella del Coro decorata con affreschi di Antonino Ferraro da Giuliana. Il complesso ha subito danni nel terremoto del Belice del 1968 ma è stato restaurato a partire dal 2009 dalla Soprintendenza dei Beni Culturali. Oltre alle opere d’arte, il complesso ospita anche cripte sepolcrali e un convento che oggi funge da sede del liceo classico Giovanni Pantaleo, mostrando la ricchezza storica e artistica della regione.

Le attrazioni di Partanna

Castello Grifeo

Il Castello Grifeo di Partanna, situato sulle pendici di una collina, rappresenta uno dei castelli meglio conservati della Sicilia occidentale. Costruito nel XIV secolo dalla famiglia Grifeo, ha subito numerosi restauri nel corso dei secoli ed è stato trasformato in una “piccola reggia” nel XVII secolo. Il castello è stato sede della famiglia Grifeo fino al 1890, quando è passato ai baroni di Altavilla. Dopo essere stato acquistato dalla Regione Siciliana nel 1991, è stato destinato alla tutela del patrimonio culturale e ospita il Museo Regionale di Preistoria del Belice e un centro di interpretazione territoriale. La struttura esterna è caratterizzata da torri e merlature, mentre l’interno conserva affreschi storici, una pinacoteca e un museo archeologico. Il castello e il suo giardino, con statue e terrazze panoramiche, sono stati restaurati e riportati al loro antico splendore, offrendo oggi un luogo suggestivo per eventi culturali e visite turistiche.

Chiesa Madre

La Chiesa del Santissimo Salvatore, nota anche come Chiesa Madre o Duomo, rappresenta il principale luogo di culto nel comune di Partanna, nella Valle del Belice, in provincia di Trapani. Costruita a partire dal XVI secolo, la chiesa subì gravi danni durante il terremoto del Belice del 1968, ma fu successivamente ricostruita e riaperta al culto verso la fine degli anni ’70. Dopo un lungo periodo di mancanza di interventi, nel 2013 sono stati avviati lavori di restauro conservativo che hanno interessato principalmente il tetto, la navata centrale e l’area presbiterale, conclusi nel 2019. L’aspetto esterno della chiesa presenta una facciata imponente, di stile barocco-neoclassico, con tre portali di cui quello centrale sorretto da colonne e un frontone rotondo spezzato. All’interno, la chiesa presenta un impianto a croce latina e un ricco apparato decorativo in stucco realizzato nel 1702 da Vincenzo Messina e i suoi figli Gabriele e Giacomo. Le cappelle del transetto e dei lati destro e sinistro sono decorate con affreschi e opere d’arte risalenti a diverse epoche tra il XVI e il XVIII secolo.

Le Attrazioni di Partanna

Castello Grifeo

Il Castello Grifeo di Partanna, situato sulle pendici di una collina, rappresenta uno dei castelli meglio conservati della Sicilia occidentale. Costruito nel XIV secolo dalla famiglia Grifeo, ha subito numerosi restauri nel corso dei secoli ed è stato trasformato in una “piccola reggia” nel XVII secolo. Il castello è stato sede della famiglia Grifeo fino al 1890, quando è passato ai baroni di Altavilla. Dopo essere stato acquistato dalla Regione Siciliana nel 1991, è stato destinato alla tutela del patrimonio culturale e ospita il Museo Regionale di Preistoria del Belice e un centro di interpretazione territoriale. La struttura esterna è caratterizzata da torri e merlature, mentre l’interno conserva affreschi storici, una pinacoteca e un museo archeologico. Il castello e il suo giardino, con statue e terrazze panoramiche, sono stati restaurati e riportati al loro antico splendore, offrendo oggi un luogo suggestivo per eventi culturali e visite turistiche.

Chiesa Madre

La Chiesa del Santissimo Salvatore, nota anche come Chiesa Madre o Duomo, rappresenta il principale luogo di culto nel comune di Partanna, nella Valle del Belice, in provincia di Trapani. Costruita a partire dal XVI secolo, la chiesa subì gravi danni durante il terremoto del Belice del 1968, ma fu successivamente ricostruita e riaperta al culto verso la fine degli anni ’70. Dopo un lungo periodo di mancanza di interventi, nel 2013 sono stati avviati lavori di restauro conservativo che hanno interessato principalmente il tetto, la navata centrale e l’area presbiterale, conclusi nel 2019. L’aspetto esterno della chiesa presenta una facciata imponente, di stile barocco-neoclassico, con tre portali di cui quello centrale sorretto da colonne e un frontone rotondo spezzato. All’interno, la chiesa presenta un impianto a croce latina e un ricco apparato decorativo in stucco realizzato nel 1702 da Vincenzo Messina e i suoi figli Gabriele e Giacomo. Le cappelle del transetto e dei lati destro e sinistro sono decorate con affreschi e opere d’arte risalenti a diverse epoche tra il XVI e il XVIII secolo.

Le attrazioni di Gibellina

Museo d'Arte Contemporanea "Ludovico Corrao"

Il Museo d’Arte Contemporanea (MAC) di Gibellina, intitolato a Ludovico Corrao, è fondato in seguito al terremoto del Belice del 1968. Inaugurato nel marzo 1980 grazie alla donazione della collezione Nino Soldano, comprendente 83 opere, oggi ospita una ricca collezione di oltre 1800 opere, tra dipinti, grafiche e sculture, rendendolo uno dei musei più importanti del Sud Italia. Le opere, donazioni o acquisizioni realizzate tramite eventi espositivi, sono esposte sia all’interno della sede museale che lungo le strade della città, includendo anche opere architettoniche come la Chiesa Madre di Ludovico Quaroni e il Sistema delle Piazze di Franco Purini e Laura Thermes. Il museo dispone di un auditorium per eventi teatrali e musicali, oltre a una biblioteca specializzata sull’arte contemporanea. Nel 2004 è stata istituita la sezione MAD (Museo-Laboratorio delle Arti Decorative) e nel 2009 la sezione didattica “Di.Gib.art. – Gibellina Didattiche per il Contemporaneo”. Nel gennaio 2012, il museo è stato ufficialmente intitolato a Ludovico Corrao. Dopo una recente riapertura nel luglio 2021, il MAC presenta un nuovo allestimento con oltre 400 opere esposte nella sua nuova sede.

Museo delle trame mediterranee

Fondato nel 1996 grazie alla generosa donazione di Ludovico Corrao, il museo esplora e ricrea le tracce della comune matrice culturale che si è intessuta nel corso dei secoli, dalle migrazioni delle popolazioni provenienti dal Medio Oriente, dalla Grecia e dall’Africa. Ceramiche, tessuti, gioielli, costumi e reperti archeologici si mescolano armoniosamente, sfidando le tradizionali distinzioni tra le diverse forme d’arte e invitando i visitatori a esplorare ogni manifestazione creativa dell’uomo come parte integrante di un unico patrimonio culturale. Con una collezione d’arte contemporanea tra le più importanti d’Italia, il Museo delle Trame Mediterranee documenta il contributo degli artisti alla rinascita di Gibellina dopo il terremoto del ’68, esponendo scenografie teatrali, opere monumentali e testimonianze della grande stagione teatrale iniziata negli anni ’80. Un’esperienza unica che vi porterà alla scoperta delle profonde radici della civiltà mediterranea e dell’eccezionale creatività dei suoi artisti.

Montagna di sale

La Montagna di Sale èun’imponente installazione artistica di Mimmo Paladino. L’opera è composta da un cumulo in cemento, vetroresina e pietrisco, su cui sono collocati trenta cavalli in legno, una figura ricorrente nelle opere dell’artista, disposti in varie posizioni, alcuni in piedi e altri coricati. Nata nel 1990 come scenografia per La sposa di Messina di Friedrich Schiller, diretta da Elio De Capitani e rappresentata durante le Orestiadi a Gibellina, l’opera ha poi trovato una collocazione definitiva presso il Baglio Di Stefano. Duplicata nel 1995 e esposta a Napoli in Piazza del Plebiscito, e successivamente nel 2011 a Milano in Piazza Duomo in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, la Montagna di Sale ha suscitato ammirazione e plauso da parte di critici e appassionati d’arte. Il filosofo Arthur Danto ha lodato l’imponente presenza dell’opera, definendola “magica” e “alchemica”, sottolineando la sua unicità nel panorama dell’arte contemporanea.

Cretto di Burri

Imponente opera di arte contemporanea creata da Alberto Burri. Situata nel luogo in cui sorgeva la città vecchia di Gibellina, distrutta dal terremoto del Belice del 1968, l’opera è stata realizzata in due fasi: la prima dal 1984 al 1989 e la seconda completata nel 2015. L’opera consiste in un gigantesco monumento composto da blocchi di cemento che ripercorrono le vie e i vicoli della vecchia città, cementificando le macerie degli edifici. Vista dall’alto, appare come una serie di fratture nel terreno, con una superficie di circa 80.000 metri quadrati, rendendola una delle opere d’arte contemporanea più estese al mondo. Il Cretto è visitabile lungo la strada statale 119 di Gibellina o dall’autostrada A29 in direzione Mazara del Vallo. Inizialmente incompiuta per mancanza di fondi, l’opera è stata completata nel 2015, in occasione del centenario della nascita di Burri. Oltre ad essere un’opera d’arte, il Cretto è stato protagonista di cortometraggi, spettacoli teatrali e videoclip musicali, diventando un simbolo della memoria storica e culturale della Sicilia.

Chiesa Madre

Nel 1970 Ludovico Quaroni e Luisa Anversa ricevono l’incarico di progettare la chiesa parrocchiale di Gibellina, situata sulla cima di una leggera collina nel punto più elevato della città. Il loro progetto, completato nel 1972, rappresenta un’innovazione non solo per la tipologia e la relazione con il contesto, ma anche per il linguaggio architettonico adottato. La geometria della chiesa è basata su un parallelepipedo a base quadrata di circa 50 metri di lato, suddiviso ulteriormente in moduli e sottomoduli. Al centro del monumento sorge una grande sfera liscia in cemento, che costituisce un punto focale di sacralità. I lavori di costruzione hanno avuto inizio nel 1985.

Piazza del Comune e Torre Civica

La piazza del comune di Gibellina è abbracciata da un portico progettato da Vittorio Gregotti e Giuseppe Samonà, le cui pareti sono ornate da ceramiche decorate da Carla Accardi. Lungo il perimetro della piazza si ergono sculture in metallo bianco, inizialmente concepite come scenografia per l’opera teatrale “Edipo Re”. Tra queste opere vi sono “La città di Tebe” di Pietro Consagra, la scultura in travertino “Città del sole” di Mimmo Rotella e “La torre” di Alessandro Mendini.

La torre civica, creata nel 1988 da Alessandro Mendini e situata nella piazza XV gennaio 1968, era concepita per emettere quattro volte al giorno una miscela di suoni caratteristici della vita quotidiana della “vecchia” Gibellina. Questi suoni, tra cui urla e voci di venditori ambulanti, rappresentavano i momenti più significativi per la comunità gibellinese.

Piazza 15 gennaio 1968

La piazza XV Gennaio 1968, pavimentata in marmo travertino, è situata nel cuore della città, commemorando il tragico terremoto che colpì la Valle del Belìce in quella data. Domina la piazza il Palazzo del Municipio, un’imponente struttura dalle forme geometriche progettata da Vittorio Gregotti e Giuseppe Samonà, con un portico decorato da ceramiche di Carla Accardi. A destra della piazza si trova il gruppo di sculture “La città di Tebe” di Pietro Consagra. La Torre Civica o Orologio, alta circa venti metri e caratterizzata da “ali” colorate, è un’iconica creazione di Alessandro Mendini del 1987. Infine, la scultura in pietra “La città del sole” di Mimmo Rotella, del 1987, completa l’atmosfera artistica della piazza.

Sistema delle Piazze

Le cinque piazze di Gibellina traggono ispirazione dai nomi evocativi della storia italiana, come Piazza della Rivola, Piazza Fasci dei Lavoratori, Piazza Monti di Gibellina, Piazza Autonomia Siciliana e Piazza Portella della Ginestra.

Queste piazze, nate tra il 1987 e il 1990, sono un vero spettacolo per gli occhi, con portici che si estendono elegantemente lungo due delle tre piazze principali. La loro geometria è precisa in ogni dettaglio, con pavimentazioni di granito bicolore che catturano i colori vibranti del Mediterraneo.

Il gioco di luci e ombre crea una scenografia suggestiva, mentre l’uso sapiente di materiali come tufo di Mazara, pietra lavica e travertino aggiunge un tocco di magia al paesaggio urbano.

I portici delle piazze esterne offrono uno spettacolo mozzafiato dall’alto, regalando una vista panoramica su tutto lo spazio circostante. Inoltre, i dettagli come le finestre rettangolari e le ceramiche colorate aggiungono un tocco di fascino, trasformandole in un autentico teatro all’aperto.

Le Attrazioni di Gibellina

Museo d'Arte Contemporanea "Ludovico Corrao"

Il Museo d’Arte Contemporanea (MAC) di Gibellina, intitolato a Ludovico Corrao, è fondato in seguito al terremoto del Belice del 1968. Inaugurato nel marzo 1980 grazie alla donazione della collezione Nino Soldano, comprendente 83 opere, oggi ospita una ricca collezione di oltre 1800 opere, tra dipinti, grafiche e sculture, rendendolo uno dei musei più importanti del Sud Italia. Le opere, donazioni o acquisizioni realizzate tramite eventi espositivi, sono esposte sia all’interno della sede museale che lungo le strade della città, includendo anche opere architettoniche come la Chiesa Madre di Ludovico Quaroni e il Sistema delle Piazze di Franco Purini e Laura Thermes. Il museo dispone di un auditorium per eventi teatrali e musicali, oltre a una biblioteca specializzata sull’arte contemporanea. Nel 2004 è stata istituita la sezione MAD (Museo-Laboratorio delle Arti Decorative) e nel 2009 la sezione didattica “Di.Gib.art. – Gibellina Didattiche per il Contemporaneo”. Nel gennaio 2012, il museo è stato ufficialmente intitolato a Ludovico Corrao. Dopo una recente riapertura nel luglio 2021, il MAC presenta un nuovo allestimento con oltre 400 opere esposte nella sua nuova sede.

Museo delle trame mediterranee

Fondato nel 1996 grazie alla generosa donazione di Ludovico Corrao, il museo esplora e ricrea le tracce della comune matrice culturale che si è intessuta nel corso dei secoli, dalle migrazioni delle popolazioni provenienti dal Medio Oriente, dalla Grecia e dall’Africa. Ceramiche, tessuti, gioielli, costumi e reperti archeologici si mescolano armoniosamente, sfidando le tradizionali distinzioni tra le diverse forme d’arte e invitando i visitatori a esplorare ogni manifestazione creativa dell’uomo come parte integrante di un unico patrimonio culturale. Con una collezione d’arte contemporanea tra le più importanti d’Italia, il Museo delle Trame Mediterranee documenta il contributo degli artisti alla rinascita di Gibellina dopo il terremoto del ’68, esponendo scenografie teatrali, opere monumentali e testimonianze della grande stagione teatrale iniziata negli anni ’80. Un’esperienza unica che vi porterà alla scoperta delle profonde radici della civiltà mediterranea e dell’eccezionale creatività dei suoi artisti.

Montagna di sale

La Montagna di Sale èun’imponente installazione artistica di Mimmo Paladino. L’opera è composta da un cumulo in cemento, vetroresina e pietrisco, su cui sono collocati trenta cavalli in legno, una figura ricorrente nelle opere dell’artista, disposti in varie posizioni, alcuni in piedi e altri coricati. Nata nel 1990 come scenografia per La sposa di Messina di Friedrich Schiller, diretta da Elio De Capitani e rappresentata durante le Orestiadi a Gibellina, l’opera ha poi trovato una collocazione definitiva presso il Baglio Di Stefano. Duplicata nel 1995 e esposta a Napoli in Piazza del Plebiscito, e successivamente nel 2011 a Milano in Piazza Duomo in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, la Montagna di Sale ha suscitato ammirazione e plauso da parte di critici e appassionati d’arte. Il filosofo Arthur Danto ha lodato l’imponente presenza dell’opera, definendola “magica” e “alchemica”, sottolineando la sua unicità nel panorama dell’arte contemporanea.

Cretto di Burri

Imponente opera di arte contemporanea creata da Alberto Burri. Situata nel luogo in cui sorgeva la città vecchia di Gibellina, distrutta dal terremoto del Belice del 1968, l’opera è stata realizzata in due fasi: la prima dal 1984 al 1989 e la seconda completata nel 2015. L’opera consiste in un gigantesco monumento composto da blocchi di cemento che ripercorrono le vie e i vicoli della vecchia città, cementificando le macerie degli edifici. Vista dall’alto, appare come una serie di fratture nel terreno, con una superficie di circa 80.000 metri quadrati, rendendola una delle opere d’arte contemporanea più estese al mondo. Il Cretto è visitabile lungo la strada statale 119 di Gibellina o dall’autostrada A29 in direzione Mazara del Vallo. Inizialmente incompiuta per mancanza di fondi, l’opera è stata completata nel 2015, in occasione del centenario della nascita di Burri. Oltre ad essere un’opera d’arte, il Cretto è stato protagonista di cortometraggi, spettacoli teatrali e videoclip musicali, diventando un simbolo della memoria storica e culturale della Sicilia.

Chiesa Madre

Nel 1970 Ludovico Quaroni e Luisa Anversa ricevono l’incarico di progettare la chiesa parrocchiale di Gibellina, situata sulla cima di una leggera collina nel punto più elevato della città. Il loro progetto, completato nel 1972, rappresenta un’innovazione non solo per la tipologia e la relazione con il contesto, ma anche per il linguaggio architettonico adottato. La geometria della chiesa è basata su un parallelepipedo a base quadrata di circa 50 metri di lato, suddiviso ulteriormente in moduli e sottomoduli. Al centro del monumento sorge una grande sfera liscia in cemento, che costituisce un punto focale di sacralità. I lavori di costruzione hanno avuto inizio nel 1985.

Piazza del Comune e Torre Civica

La piazza del comune di Gibellina è abbracciata da un portico progettato da Vittorio Gregotti e Giuseppe Samonà, le cui pareti sono ornate da ceramiche decorate da Carla Accardi. Lungo il perimetro della piazza si ergono sculture in metallo bianco, inizialmente concepite come scenografia per l’opera teatrale “Edipo Re”. Tra queste opere vi sono “La città di Tebe” di Pietro Consagra, la scultura in travertino “Città del sole” di Mimmo Rotella e “La torre” di Alessandro Mendini.

La torre civica, creata nel 1988 da Alessandro Mendini e situata nella piazza XV gennaio 1968, era concepita per emettere quattro volte al giorno una miscela di suoni caratteristici della vita quotidiana della “vecchia” Gibellina. Questi suoni, tra cui urla e voci di venditori ambulanti, rappresentavano i momenti più significativi per la comunità gibellinese.

Piazza 15 gennaio 1968

La piazza XV Gennaio 1968, pavimentata in marmo travertino, è situata nel cuore della città, commemorando il tragico terremoto che colpì la Valle del Belìce in quella data. Domina la piazza il Palazzo del Municipio, un’imponente struttura dalle forme geometriche progettata da Vittorio Gregotti e Giuseppe Samonà, con un portico decorato da ceramiche di Carla Accardi. A destra della piazza si trova il gruppo di sculture “La città di Tebe” di Pietro Consagra. La Torre Civica o Orologio, alta circa venti metri e caratterizzata da “ali” colorate, è un’iconica creazione di Alessandro Mendini del 1987. Infine, la scultura in pietra “La città del sole” di Mimmo Rotella, del 1987, completa l’atmosfera artistica della piazza.

Sistema delle Piazze

Le cinque piazze di Gibellina traggono ispirazione dai nomi evocativi della storia italiana, come Piazza della Rivola, Piazza Fasci dei Lavoratori, Piazza Monti di Gibellina, Piazza Autonomia Siciliana e Piazza Portella della Ginestra.

Queste piazze, nate tra il 1987 e il 1990, sono un vero spettacolo per gli occhi, con portici che si estendono elegantemente lungo due delle tre piazze principali. La loro geometria è precisa in ogni dettaglio, con pavimentazioni di granito bicolore che catturano i colori vibranti del Mediterraneo.

Il gioco di luci e ombre crea una scenografia suggestiva, mentre l’uso sapiente di materiali come tufo di Mazara, pietra lavica e travertino aggiunge un tocco di magia al paesaggio urbano.

I portici delle piazze esterne offrono uno spettacolo mozzafiato dall’alto, regalando una vista panoramica su tutto lo spazio circostante. Inoltre, i dettagli come le finestre rettangolari e le ceramiche colorate aggiungono un tocco di fascino, trasformandole in un autentico teatro all’aperto.

Le attrazioni di Salemi

Castello Normanno

Costruito intorno al 1077 per volere di Ruggero il normanno su antiche fortificazioni greco-romane, il castello ha visto il susseguirsi di illustri signori e avvenimenti cruciali. Durante le guerre del Vespro, fu teatro di alleanze e scontri, mentre nel 1860 Garibaldi, issando la bandiera tricolore sulle sue mura, proclamò Salemi “capitale d’Italia”. La sua architettura, poco rimaneggiata nel corso dei secoli, rivela un’imponente struttura con tre torri angolari, di cui una cilindrica e due quadrate. Oggi, restaurato dopo il terremoto del Belice del 1968, il castello è una suggestiva sede museale che ospita concerti e eventi culturali, permettendo ai visitatori di immergersi nell’affascinante passato di questa affascinante cittadina siciliana.

Ruderi dell’antico duomo

Immerso nel cuore del centro storico di Salemi, vicino al maestoso Castello Normanno, l’antico Duomo si erge come una testimonianza vivente della storia millenaria di questa affascinante cittadina siciliana. Le sue origini risalgono al XVII secolo, quando nel 1615 iniziarono i lavori per la costruzione della maestosa Chiesa Madre del borgo. Dopo oltre un secolo di imponenti sforzi, nel 1761 fu infine posata l’ultima pietra di questo sacro edificio, dedicato al patrono San Nicola di Bari. Tuttavia, la sua storia tragica si intreccia con quella del terremoto del 1968, che devastò la Valle del Belice e causò la parziale distruzione del Duomo. Pur non essendo stato ricostruito, l’antico Duomo è rimasto inalterato, come memoria vivente del drammatico evento e simbolo della rinascita del borgo circostante. Oggi, i resti dell’antico Duomo rappresentano un museo a cielo aperto, dove le colonne sopravvissute, la zona absidale e tratti delle mura originarie raccontano ancora l’antica grandezza dell’edificio. Le opere d’arte sopravvissute, come la Madonna degli Angeli del 1604, custodite nel Museo Civico, offrono un affascinante viaggio nel passato artistico e spirituale di Salemi. Chiunque si avvicini all’antico Duomo, resta affascinato dalle suggestive colonne, dagli altari in marmo e dalle sculture rimaste intatte, testimoni silenziosi di un’epoca d’oro ormai lontana. In un mix di ammirazione e stupore, i visitatori si immergono nella storia di questo monumento, lasciandosi trasportare dall’atmosfera unica di Salemi e dei suoi tesori nascosti.

Le Attrazioni di Salemi

Castello Normanno

Costruito intorno al 1077 per volere di Ruggero il normanno su antiche fortificazioni greco-romane, il castello ha visto il susseguirsi di illustri signori e avvenimenti cruciali. Durante le guerre del Vespro, fu teatro di alleanze e scontri, mentre nel 1860 Garibaldi, issando la bandiera tricolore sulle sue mura, proclamò Salemi “capitale d’Italia”. La sua architettura, poco rimaneggiata nel corso dei secoli, rivela un’imponente struttura con tre torri angolari, di cui una cilindrica e due quadrate. Oggi, restaurato dopo il terremoto del Belice del 1968, il castello è una suggestiva sede museale che ospita concerti e eventi culturali, permettendo ai visitatori di immergersi nell’affascinante passato di questa affascinante cittadina siciliana.

Ruderi dell’antico duomo

Immerso nel cuore del centro storico di Salemi, vicino al maestoso Castello Normanno, l’antico Duomo si erge come una testimonianza vivente della storia millenaria di questa affascinante cittadina siciliana. Le sue origini risalgono al XVII secolo, quando nel 1615 iniziarono i lavori per la costruzione della maestosa Chiesa Madre del borgo. Dopo oltre un secolo di imponenti sforzi, nel 1761 fu infine posata l’ultima pietra di questo sacro edificio, dedicato al patrono San Nicola di Bari. Tuttavia, la sua storia tragica si intreccia con quella del terremoto del 1968, che devastò la Valle del Belice e causò la parziale distruzione del Duomo. Pur non essendo stato ricostruito, l’antico Duomo è rimasto inalterato, come memoria vivente del drammatico evento e simbolo della rinascita del borgo circostante. Oggi, i resti dell’antico Duomo rappresentano un museo a cielo aperto, dove le colonne sopravvissute, la zona absidale e tratti delle mura originarie raccontano ancora l’antica grandezza dell’edificio. Le opere d’arte sopravvissute, come la Madonna degli Angeli del 1604, custodite nel Museo Civico, offrono un affascinante viaggio nel passato artistico e spirituale di Salemi. Chiunque si avvicini all’antico Duomo, resta affascinato dalle suggestive colonne, dagli altari in marmo e dalle sculture rimaste intatte, testimoni silenziosi di un’epoca d’oro ormai lontana. In un mix di ammirazione e stupore, i visitatori si immergono nella storia di questo monumento, lasciandosi trasportare dall’atmosfera unica di Salemi e dei suoi tesori nascosti.

Le attrazioni di Poggioreale

Ruderi di Poggioreale

I ruderi di Poggioreale costituiscono un’imponente testimonianza della tragedia che ha colpito la Valle del Belice, lasciando dietro di sé una scia di distruzione e dolore. Ogni pietra, ogni strada racconta la storia di un tempo sospeso, offrendo a chiunque vi si avventuri un’esperienza unica e toccante. Percorrere le strade deserte, gli stretti vicoli e le piazze vuote di Poggioreale evoca un senso di inquietudine misto a meraviglia. Il paesaggio, rimasto intatto nel suo abbandono, rivela ancora oggi tracce della vita quotidiana interrotta bruscamente. Attraverso le finestre infrante è possibile intravedere indumenti, oggetti domestici e utensili, come se il tempo si fosse fermato improvvisamente. Il silenzio avvolgente dei ruderi di Poggioreale è quasi tangibile, tanto da far immaginare la presenza di passanti invisibili tra le vie deserte. Il battito delle persiane sbattute dal vento contribuisce a creare un’atmosfera spettrale e suggestiva, trasportando il visitatore in un’epoca lontana e dimenticata. Nonostante le ferite del tempo e della natura, alcuni edifici mantengono ancora la loro struttura originale, come l’ufficio postale, la biblioteca e alcune chiese. All’interno della scuola, i banchi dei bambini e il calendario appeso alla parete ci riportano al Gennaio del 1968, momento in cui la vita si è fermata improvvisamente.

Le Attrazioni di Poggioreale

Ruderi di Poggioreale

I ruderi di Poggioreale costituiscono un’imponente testimonianza della tragedia che ha colpito la Valle del Belice, lasciando dietro di sé una scia di distruzione e dolore. Ogni pietra, ogni strada racconta la storia di un tempo sospeso, offrendo a chiunque vi si avventuri un’esperienza unica e toccante. Percorrere le strade deserte, gli stretti vicoli e le piazze vuote di Poggioreale evoca un senso di inquietudine misto a meraviglia. Il paesaggio, rimasto intatto nel suo abbandono, rivela ancora oggi tracce della vita quotidiana interrotta bruscamente. Attraverso le finestre infrante è possibile intravedere indumenti, oggetti domestici e utensili, come se il tempo si fosse fermato improvvisamente. Il silenzio avvolgente dei ruderi di Poggioreale è quasi tangibile, tanto da far immaginare la presenza di passanti invisibili tra le vie deserte. Il battito delle persiane sbattute dal vento contribuisce a creare un’atmosfera spettrale e suggestiva, trasportando il visitatore in un’epoca lontana e dimenticata. Nonostante le ferite del tempo e della natura, alcuni edifici mantengono ancora la loro struttura originale, come l’ufficio postale, la biblioteca e alcune chiese. All’interno della scuola, i banchi dei bambini e il calendario appeso alla parete ci riportano al Gennaio del 1968, momento in cui la vita si è fermata improvvisamente.

Le attrazioni di Salaparuta

Chiesa Madre e Chiesa della Trinità

Le opere d’arte salvate dalle macerie del terremoto ora risiedono nelle due nuove chiese della città: la Chiesa Madre e la Chiesa della Trinità. La Chiesa Madre, ideata da Gaetano Averna, ospita la statua della Regina Bianca di Navarra all’ingresso, un’antica scultura siciliana del Quattrocento. All’interno, sono esposti il Crocefisso di Fra’ Benedetto Valenza (1755) e una pietra dipinta raffigurante la Madonna del Piraino (XVI secolo). La Chiesa della Trinità, progettata da Vito Corte, è caratterizzata da un design più lineare e semplice, con un ampio sagrato antistante. Altri edifici di rilievo includono l’Osservatorio Architettonico, destinato a custodire i progetti di ricostruzione delle opere pubbliche nei paesi della Valle del Belìce, e il Centro Sociale, opera dell’architetto Saverio Bono.

Le Attrazioni di Salaparuta

Chiesa Madre e Chiesa della Trinità

Le opere d’arte salvate dalle macerie del terremoto ora risiedono nelle due nuove chiese della città: la Chiesa Madre e la Chiesa della Trinità. La Chiesa Madre, ideata da Gaetano Averna, ospita la statua della Regina Bianca di Navarra all’ingresso, un’antica scultura siciliana del Quattrocento. All’interno, sono esposti il Crocefisso di Fra’ Benedetto Valenza (1755) e una pietra dipinta raffigurante la Madonna del Piraino (XVI secolo). La Chiesa della Trinità, progettata da Vito Corte, è caratterizzata da un design più lineare e semplice, con un ampio sagrato antistante. Altri edifici di rilievo includono l’Osservatorio Architettonico, destinato a custodire i progetti di ricostruzione delle opere pubbliche nei paesi della Valle del Belìce, e il Centro Sociale, opera dell’architetto Saverio Bono.

Le attrazioni di Campobello di Mazara

Cave di Cusa

Cave di pietra, utilizzate a partire dal VI secolo a.C., rappresentano un notevole esempio di archeologia industriale, conservando le tracce delle fasi di estrazione, lavorazione e trasporto delle colonne destinate ai templi di Selinunte. Un elemento distintivo è la repentina interruzione dei lavori, dovuta all’arrivo improvviso dell’esercito cartaginese nel 409 a.C. Oggi, visitatori possono ammirare le colonne ancora in fase di lavorazione e seguire il percorso di produzione. Le cave sono inserite in un paesaggio di straordinaria bellezza naturale, arricchito da un’area umida nota come “Pantano Leone”, riconosciuta come importante sito per la conservazione della biodiversità.

Le Attrazioni di Campobello di Mazara

Cave di Cusa

Cave di pietra, utilizzate a partire dal VI secolo a.C., rappresentano un notevole esempio di archeologia industriale, conservando le tracce delle fasi di estrazione, lavorazione e trasporto delle colonne destinate ai templi di Selinunte. Un elemento distintivo è la repentina interruzione dei lavori, dovuta all’arrivo improvviso dell’esercito cartaginese nel 409 a.C. Oggi, visitatori possono ammirare le colonne ancora in fase di lavorazione e seguire il percorso di produzione. Le cave sono inserite in un paesaggio di straordinaria bellezza naturale, arricchito da un’area umida nota come “Pantano Leone”, riconosciuta come importante sito per la conservazione della biodiversità.

Le attrazioni di Santa Margherita di Belice

Museo del Gattopardo

Il museo dedicato al romanzo “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa offre l’opportunità di esplorare il manoscritto originale con le correzioni dell’autore e una vasta collezione di lettere, appunti e fotografie d’epoca. Le postazioni multimediali permettono di approfondire critiche e adattamenti cinematografici dell’opera. Un’aggiunta straordinaria è il nastro audio con la voce dello scrittore, registrato casualmente nel 1956, che accompagna i visitatori lungo il percorso espositivo.

Villa del Gattopardo

Il giardino associato al celebre romanzo “Il Gattopardo” è situato nei pressi del Palazzo Filangeri di Cutò, edificato alla fine del XVII secolo su una superficie di circa 4100 mq. Caratterizzato da quattro fontane, tra cui una circolare con un isolotto al centro, una serra e una voliera, il giardino ospita una variegata flora composta da 86 tipi di piante, di cui 15 specie rare, individuate dal Dipartimento di Scienze Botaniche dell’Università di Palermo. La presenza di un canale d’acqua sotterraneo ha garantito la sopravvivenza del giardino anche durante il periodo di abbandono agli inizi del XX secolo.

Museo della memoria

L’antico Duomo di Santa Margherita di Belice, gravemente danneggiato nel terremoto del 1968, è stato restaurato e oggi ospita il Museo della Memoria. Esibendo una vasta gamma di documenti, tra cui foto, citazioni letterarie e opere d’arte, il museo offre un viaggio avvincente attraverso la Valle del Belice prima e dopo la catastrofica notte del sisma. Situato nella ex Chiesa Madre, il museo mira a promuovere la riflessione sulla memoria formativa, evidenziando la fragilità umana e la resilienza attraverso immagini e testimonianze. Una sala multimediale completa l’esperienza, narrando la storia della Valle del Belice e dei suoi abitanti fino ai giorni nostri.

Palazzo Filangeri di Cutò

Il Palazzo Filangeri di Cutò, eretto nel XVII secolo dai Corbera, fu poi acquisito dalla famiglia Filangeri di Cutò, antenati di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. L’autore vi trascorse la sua infanzia tra il 1905 e il 1914, utilizzandolo come ispirazione per il Palazzo di Donnafugata nel suo romanzo “Il Gattopardo”. Danneggiato gravemente dal terremoto, è stato parzialmente restaurato e funge ora da sede del Municipio, del Museo del Gattopardo, dell’Istituzione Parco Letterario Giuseppe Tomasi di Lampedusa e del Teatro Sant’Alessandro.

Le Attrazioni di Santa Margherita di Belice

Museo del Gattopardo

Il museo dedicato al romanzo “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa offre l’opportunità di esplorare il manoscritto originale con le correzioni dell’autore e una vasta collezione di lettere, appunti e fotografie d’epoca. Le postazioni multimediali permettono di approfondire critiche e adattamenti cinematografici dell’opera. Un’aggiunta straordinaria è il nastro audio con la voce dello scrittore, registrato casualmente nel 1956, che accompagna i visitatori lungo il percorso espositivo.

Villa del Gattopardo

Il giardino associato al celebre romanzo “Il Gattopardo” è situato nei pressi del Palazzo Filangeri di Cutò, edificato alla fine del XVII secolo su una superficie di circa 4100 mq. Caratterizzato da quattro fontane, tra cui una circolare con un isolotto al centro, una serra e una voliera, il giardino ospita una variegata flora composta da 86 tipi di piante, di cui 15 specie rare, individuate dal Dipartimento di Scienze Botaniche dell’Università di Palermo. La presenza di un canale d’acqua sotterraneo ha garantito la sopravvivenza del giardino anche durante il periodo di abbandono agli inizi del XX secolo.

Museo della memoria

L’antico Duomo di Santa Margherita di Belice, gravemente danneggiato nel terremoto del 1968, è stato restaurato e oggi ospita il Museo della Memoria. Esibendo una vasta gamma di documenti, tra cui foto, citazioni letterarie e opere d’arte, il museo offre un viaggio avvincente attraverso la Valle del Belice prima e dopo la catastrofica notte del sisma. Situato nella ex Chiesa Madre, il museo mira a promuovere la riflessione sulla memoria formativa, evidenziando la fragilità umana e la resilienza attraverso immagini e testimonianze. Una sala multimediale completa l’esperienza, narrando la storia della Valle del Belice e dei suoi abitanti fino ai giorni nostri.

Palazzo Filangeri di Cutò

Il Palazzo Filangeri di Cutò, eretto nel XVII secolo dai Corbera, fu poi acquisito dalla famiglia Filangeri di Cutò, antenati di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. L’autore vi trascorse la sua infanzia tra il 1905 e il 1914, utilizzandolo come ispirazione per il Palazzo di Donnafugata nel suo romanzo “Il Gattopardo”. Danneggiato gravemente dal terremoto, è stato parzialmente restaurato e funge ora da sede del Municipio, del Museo del Gattopardo, dell’Istituzione Parco Letterario Giuseppe Tomasi di Lampedusa e del Teatro Sant’Alessandro.

Le attrazioni di Santa Ninfa

Museo Nino Cordio

Si tratta di un Museo dedicato interamente all’opera dell’artista Nino Cordio, nativo di Santa Ninfa nel 1937 e scomparso a Roma nel 2000. La collezione espositiva comprende una vasta selezione delle sue opere, offrendo una rappresentazione completa di ogni fase della sua carriera e delle sue sperimentazioni artistiche. Il museo è dotato di diverse sale, tra cui una sala proiezioni video, una sala multimediale per scopi educativi, un atelier che ricostruisce gli ambienti di lavoro di Cordio, e una sala teatro dove vengono organizzati eventi culturali correlati alle opere esposte.

Le Attrazioni di Santa Ninfa

Museo Nino Cordio

Si tratta di un Museo dedicato interamente all’opera dell’artista Nino Cordio, nativo di Santa Ninfa nel 1937 e scomparso a Roma nel 2000. La collezione espositiva comprende una vasta selezione delle sue opere, offrendo una rappresentazione completa di ogni fase della sua carriera e delle sue sperimentazioni artistiche. Il museo è dotato di diverse sale, tra cui una sala proiezioni video, una sala multimediale per scopi educativi, un atelier che ricostruisce gli ambienti di lavoro di Cordio, e una sala teatro dove vengono organizzati eventi culturali correlati alle opere esposte.

Curiosità, fun fact e leggende

Il mistero dell'Aironera

La leggenda dell’Aironera di Castelvetrano narra di una duchessa, Zenobia Gonzaga, che intratteneva feste e amanti nell’antico edificio. Per mantenere il segreto sulle sue avventure amorose, la duchessa faceva uccidere i suoi amanti dal suo servo dopo le notti di passione. Ma un giovane nobile, coraggioso e audace, venuto a conoscenza di queste malefatte, riuscì a sconfiggere il servo e a fuggire, scampando alla vendetta del duca. La storia si diffuse rapidamente, trasformandosi in una leggenda avvolta nel mistero che ancora oggi circonda l’Aironera di Castelvetrano!

Il castello di Partanna

Nel cuore del Castello di Partanna, il Principe D. Domenico I Graffeo, affascinato dalle arti, sognava di dare vita a un giardino straordinario. Con l’aiuto dello scultore Carlo D’Aprile, ordinò la realizzazione di dodici statue di marmo, rappresentanti i mesi dell’anno e le divinità maggiori. Tuttavia, il destino delle sculture rimase avvolto dal mistero, poiché nel 1770, durante il regno del Principe D. Girolamo II Graffeo, le statue scomparvero, ridotte in rovina. Alcuni frantumi conservati testimoniano ancora oggi la loro esistenza, mentre le leggende popolari narrano di come la polvere delle loro rovine abbia contribuito a imbiancare le pareti della Chiesa Madre, lasciando un’impronta indelebile nella storia di Partanna.

Luoghi di “Anna”:

Gibellina, Salemi e Santa Ninfa sono i suggestivi set della serie televisiva “Anna”, prodotta da Sky Originals e basata sull’omonimo romanzo. La narrazione si dipana tra la maestosa Chiesa di San Vito a mare di Mazara del Vallo, la pittoresca stazione ferroviaria di Salemi e gli intricati vicoli di Gibellina. Le riprese effettuate a Gibellina offrono uno sguardo sulle strade della città ricostruita dopo il devastante terremoto del 1968. Le scelte delle location si concentrano sulle periferie della nuova Gibellina, evitando i segni identitari del centro storico per creare un’atmosfera apocalittica.

La leggenda dei castelli incompiuti

Nella storia millenaria del Castello Normanno-Svevo di Salemi si intreccia una leggenda intrigante che risale ai tempi antichi della Sicilia. Due fratelli e una sorella, Halyciae, si sfidano per il dominio del territorio, decidendo di costruire ciascuno un castello in tre siti diversi. La competizione prevede che chi termina per primo la costruzione deve segnalare il successo con un falò, riconosciuto dagli altri due come simbolo di vittoria. Mentre i fratelli si concentrano sulla solidità delle loro fortezze, Halyciae escogita un astuto stratagemma: accende il fuoco sulla sua collina molto prima che il castello sia completato. I fratelli, ingannati dalla finta vittoria della sorella, abbandonano i propri progetti e lasciano il campo libero alla furberia femminile. Ancora oggi, le tracce dei castelli incompiuti testimoniano la vivacità di questa leggenda che continua a incantare gli abitanti e i visitatori di Salemi, arricchendo il fascino del Castello Normanno-Svevo con una storia di astuzia e rivalità.

Bosco di Salaparuta

Nel fitto bosco di Salaparuta, in provincia di Trapani, si cela una storia avvincente che ha alimentato l’immaginario collettivo della zona. Si racconta che un tempo abitasse quel luogo una misteriosa strega, protagonista di oscure pratiche sotto il fitto manto di foglie e rami. Gli abitanti, spaventati dalle sue malefatte (pare fosse solita far sparire i bambini), decisero di cacciarla, ma prima di andarsene, la strega gettò una terribile maledizione sul bosco. Tuttavia, la leggenda vuole che San Giuseppe, patrono del paesino trapanese, apparve in sogno agli abitanti, promettendo di benedire le terre intorno alla cittadina, garantendone la prosperità. Nonostante la devastazione causata dal terremoto del Belice nel 1968, che portò alla distruzione di Salaparuta, le campagne circostanti continuano a essere incredibilmente fertili, come se la promessa di San Giuseppe avesse mantenuto la sua efficacia nel tempo. Un racconto avvincente che aggiunge un tocco di mistero e magia alla suggestiva atmosfera del bosco di Salaparuta.