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Tra le chiese più antiche e meglio conservate della città troviamo quella di San Pietro, edificata probabilmente in epoca paleocristiana. Numerose sono le vicende che abbracciano la storia di questo edifico, come la riedificazione e l’ampliamento della chiesa voluto dal conte Ruggero I di Sicilia nel 1076, il giuramento di mantenere i privilegi della città, dopo i Vespri Siciliani, da parte di Pietro D’Aragona e nel 1535 l’offerta dello stendardo appartenente ai Turchi, tolto durante la campagna di Tunisi.

Ricostruita nel 1775 dal teologo e architetto Giovanni Biagio Amico, la chiesa possiede un assetto basilicale a cinque navate, risultando unica nel suo genere a Trapani. Numerose sono le opere conservate al suo interno, come il quadro del Carrara, che raffigura Gesù che chiama Sant’Andrea all’apostolato, un San Paolo di Marcello Provenzano e l’inestimabile organo, costruito dal palermitano Francesco La Grassa tra il 1836 e il 1847. Francesco La Grassa nasce a Palermo nel 1802 e già all’età di vent’anni aveva costruito una ventina di organi. Nel 1836, incaricato dall’arciprete Salvatore Mauro, iniziò a costruire il monumentale organo conservato oggi nella Chiesa di S. Pietro, organo che impegnò undici anni della sua vita.

Completato solo nel 1847, è uno dei più complessi strumenti costruiti in Europa, composto da 3 organi, sette tastiere e circa quattromila canne di varia altezza e spezzatura non tradzionale. Esso riproduce gli effetti sonori degli ottoni, della fanfara, dei piatti, delle trombe, dell’oboe, dei sassofoni e dei fagotti, degli strumenti a corda come il violino, e si dice che possa riprodurre perfino la voce umana. Il La Grassa progettò anche la facciata e scolpì i simboli allegorici degli strumenti musicali, curando molto l’estetica. Inoltre, durante la costruzione dell’angelo che si trova nella facciata centrale, egli si ispirò al volto del suo ultimogenito.